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Storia, Tradizioni e Cultura
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Cultura
Che cos'è la cultura
Rispetto al mondo classico, che legava la cultura alle arti, alle classi colte, oggi, quando si parla di cultura non si intende necessariamente la “cultura alta”. Può essere cultura anche un semplice oggetto come un tavolo, una sedia, un utensile della cucina: tutti manufatti che rinviano a un determinato periodo storico e sociale nel cui ambito sono stati ipotizzati, realizzati, utilizzati.
Grazie all’antropologia culturale, che è una scienza sociale, oggi si insiste sul fatto che ogni cultura ha una sua storia e dignità. Non più quindi cultura intesa esclusivamente come arte, diritto, letteratura o filosofia, ma anche cultura intesa come vita quotidiana.
La cultura, infatti, non è innata: la si apprende con l’educazione, attraverso l’esempio e l’esperienza, fin da piccoli. Ci si adatta in genere alle richieste della società in cui si vive: si apprende la lingua, in primo luogo; ma anche alcune abilità basilari. Ad acquisire modelli di comportamento e a farsene orientare.versi in un mondo di segni, simboli, significati condivisi.
Crescendo all’interno di una cultura tendiamo facilmente ad assolutizzare quanto appreso, a immaginare che i nostri modelli culturali, i nostri simboli e valori siano «normali».
La sfida di oggi consiste proprio nel sapere aprirsi al confronto con altre culture, approfondendo ed assaporando la propria cultura, per dar vita a realtà sociali più ricche, in grado di valorizzare culture diverse e trasmettere valori, modelli, capacità, abilità alle nuove generazioni.
Cominciamo, allora, a scoprire e conoscere la nostra storia culturale, partendo dalle radici più profonde.Una “villa romana”: il primo nucleo abitativo di Mafalda
I primi abitanti di Ripalda si fanno risalire all’XI secolo con l’insediamento di Ripalda Vecchia (come si racconta in quei pochi scritti che si è avuto modo di consultare).
Si potrebbe supporre, però, che il territorio di Ripalda abbia avuto un insediamento abitativo molto prima di questa data, pressappoco tra il I-II secolo d.C. Questo non per data certa dal momento che sono in studio alcuni dei reperti rinvenuti in un altro sito che fanno datare questi ultimi a circa duemila anni fa.
Il luogo di cui si parla è “Contrada Colle Trasole”, dove si ipotizza vi fosse edificata una Villa Romana abitata e funzionante in quell’epoca.
Il posto dominava sulla vallata del Trigno e si posizionava su un pianoro che comprendeva terreni intorno abbastanza pianeggianti e di facile coltivazione, ricca di sorgenti che più a monte e tramite condotte per caduta, andavano a rifornire di acqua la Villa. Allora il territorio di Ripalda era interamente ricoperto da un fitto bosco e questi terreni coltivabili erano una risorsa prioritaria insieme all’acqua. All’epoca, per poter coltivare la terra, si preferiva scegliere dei terreni vicino al letto del fiume, sia per la presenza d’acqua che per la qualità del medesimo terreno che era molto facile da lavorare; contrariamente, bisognava disboscare per rendere coltivabili i terreni.
Viste le scarse attrezzature dell’epoca, visto il lavoro molto faticoso da impiegare e vista la mancanza di braccianti, che all’epoca scarseggiavano per questi lavori (gli uomini, infatti, erano impegnati nelle numerose battaglie di quel periodo), proprio per tutti questi motivi, si ricercavano sempre quei terreni dove tutto ciò era già presente in natura.
Colle Trasole con la sua conca di “Piana delle Barche” ed i suoi terreni fertilissimi, insieme all’abbondantepresenza d’acqua, rappresentava una risorsa di primaria importanza per il fabbisogno di un insediamentoabitativo rilevante come lo era questa Villa.
Il territorio era ricco e gran parte del sostentamento avveniva naturalmente attraverso la cacciagione; tutto ciò che il bosco offriva in abbondanza, insieme al fiume molto pescoso, riusciva a soddisfare le richieste e le necessità di questo nucleo abitativo. I terreni antistanti si prestavano per essere coltivati con limitata manodopera: si coltivavano le viti, i frutteti ed un’elevata varietà di legumi, di cereali ed ogni tipo di ortaggi. Al giorno d’oggi, non si hanno notizie a chi questa Villa appartenesse, trovandosi quest’ultima a confine tra i Sanniti e i Frentani: si narra, infatti, che i confini di questi due popoli stavano a sud del fiume Trigno che li separava. Tuttavia, visti i reperti ritrovati e le dimensioni della Villa, se si fa riferimento alle mura di cinta che sono venute alla luce negli anni in cui si costruiva la strada Ripaltina, si pensa fosse abitata da una personalità importante, in quanto all’interno della struttura doveva esserci anche una stanza termale.
Nelle vicinanze di questa zona vi era anche una vecchia strada, chiamata strada “per Montefalcone”, mentre più a monte vi era la strada detta “per Fresagrandinaria” che collegava all’attuale Abruzzo. Tracce di antiche battaglie, che si sono avute in territorio di Mafalda, sono state rinvenute in vari siti.
Nel primo dopoguerra, lavorando i campi con i mezzi meccanici che andavano più in profondità di come si riusciva a fare prima con il lavoro umano o animale, sono stati riportate alla luce sia in Contrada Piano Martino, sia a Colle della Guardia che in Contrada Posta, molte tombe di epoca romana, alcune delle quali all’interno avevano ampolle, lucerne ed utensili per la cucina. Tutti questi manufatti, se non per pochi oggetti che i proprietari di terreni custodiscono nelle loro abitazioni, sono andati distrutti sotto i cingoli dei trattori, un pò perché s’ignorava la loro presenza, un pò perché si riteneva che questi oggetti fossero appartenuti a defunti e perciò da non riportare a casa per paura degli spiriti. Così si giustificarono alcuni dei contadini intervistati, che in queste zone avevano rinvenuto alcuni di questi utensili.
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